
IDEE
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L'ARROGANZA DEL POTERE MEDIATICO, L'INGRATITUDINE DELLA POLITICA E IL NON-HAPPY END.
Vorrei proporvi una vicenda apparentemente di ambito solo finanziario: quanto è successo alla fine di febbraio-inizi di marzo con l'estromissione di Luigi Lovaglio dal vertice della banca più antica del mondo, Monte dei Paschi di Siena: una vittoria di logiche di potere e interessi particolari a discapito della competenza manageriale e dei risultati di mercato.
Lovaglio, 70 anni, è un dirigente di eccezionale valore: chiamato dal governo Draghi e riconfermato dal governo Meloni (il banchiere tra l'altro è molto apprezzato dal Ministro Giorgetti), sotto la sua guida non solo risana MPS, ma la fa divenire la terza banca italiana, portando a termine con successo anche operazioni strategiche complesse come la scalata a Mediobanca.
Tuttavia, nonostante i successi, Lovaglio viene escluso dalla lista per il nuovo CdA. Su tale decisione pesa l'azione di Francesco Gaetano Caltagirone (azionista al 13,5%) che, attraverso il potere mediatico della sua catena di giornali (in primo luogo Il Messaggero), avrebbe condizionato l'ambiente romano e politico per mettere alla porta un manager "che non voleva diventare il suo yes man". Tali parole, letterali, sono presenti nell'articolo di Paolo Panerai su MilanoFinanza del 6 marzo 2026; nello stesso articolo viene evidenziata l'amarezza del Ministero dell'Economia e del ministro Giorgetti, che pur vendo avuto "fiducia totale" in Lovaglio, non si sono esposti per non contrastare la forza mediatica di Caltagirone che tiene "sotto scacco tutta la Roma di destra e non solo" (gli apici riportano fedelmente le affermazioni dell'articolo citato).
Il mercato ovviamente ha reagito laddove la politica aveva dimostrato invece di preferire la l'interesse personale al merito professionale. Il titolo BMPS tra febbraio e marzo ha attraversato una fase di fortissima turbolenza, segnata da un calo che ha sfiorato il 22% da inizio anno, segno che gli investitori riconoscevano il valore del manager uscente. Lovaglio è stato scartato, e persino licenziato da Amministratore Delegato (AD) di MPS.
E l'articolo su MilanoFinanza non è stato l'unico a registrate un commento critico alla vicenda (segnalo, tra tutti, Lovaglio e la memoria corta della finanza).
La situazione si è però ribaltata radicalmente con l'assemblea degli azionisti del 15 aprile 2026: nonostante l'esclusione iniziale, Lovaglio è tornato alla guida grazie alla lista presentata da Plt Holding (famiglia Tortora), sostenuta in modo decisivo da Delfin (17,5%) e Banco BPM (3,7%). Questa lista (che possiamo definire pro-Lovaglio) ha ottenuto il 49,95% dei voti, battendo quella del CdA a guida Caltagirone (ferma al 38,79%).
Il ritorno del manager è stato accolto con sollievo dagli investitori. Il titolo ha recuperato terreno rapidamente e si è stabilizzato grazie alla rinnovata chiarezza strategica sul progetto Mediobanca. Ma chi prima, con il 13% dei voti, ha voluto muscolarmente cacciare l'AD Lovaglio, oggi protesta perché chi aveva il 49,95% ha espresso il presidente e l'amministratore delegato del CdA, scatenando (sempre grazie alle pressioni mediatiche) l'attenzione della Consob: e dire che questa, durante la l'esclusione e il licenziamento di Lovaglio, non aveva detto una parola.
Morale? Riprendo le amare constatazioni dell'esperto e autorevole Paolo Panerai nell'articolo citato, e le metto in evidenza.
La storia di successi e di correttezza di Lovaglio, se non premiata e invece penalizzata, diventerà per altri manager un incentivo a infischiarsene dei valori di efficienza e correttezza, che sono stati da sempre i suoi obiettivi. Quanti giovani da questa triste storia concluderanno che essere corretti ed efficienti non basta di fronte al potere, si potrebbe dire arrogante, di chi pensa di essere il più bravo e il più onesto, mentre ha ben altre caratteristiche?
Detto questo, a mio parere bisogna essere onesti intellettualmente in aula: ragazzi, le cose stanno cosi. Ma ognuno di noi può scegliere da che parte stare, e inseguire i meriti veri o l’arroganza. Di quello che si fa si risponderà: subito o a chi verra dopo di noi,
LE PAROLE DI GINO CECCHETTIN DURANTE IL DISCORSO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI il 18 NOVEMBRE 2024.
In questi mesi mi sono reso conto di quanto concentrarsi su sentimenti positivi porti ad agire in modo costruttivo. Io l'ho fatto per la necessità di non farmi travolgere dall'odio che mi avrebbe annichilito come persona. Mi sono fatto aiutare da gesti molto semplici, come il continuo tornare a guardare la foto della mia Giulia: piccoli gesti come questo mi hanno educato a guardare verso la luce anche in situazioni dove sembra che tutto sia oscuro; mi hanno aiutato a rimanere vicino all'amore anche dentro lo strazio del mio dolore; mi hanno insegnato che rancore e risentimento non mi aiutano e sono un fardello troppo pesante da portare: l'amore per la mia Giulia è il solo rimedio possibile al dolore. (....) . Penso di avere raggiunto piena consapevolezza di questo stato d'animo proprio durante l'udienza con Filippo. Provavo un dolore straziante per quello che Giulia aveva subito, ma non riuscivo a provare il benché minimo sentimento di rabbia, sdegno, risentimento o ira verso il carnefice di mia figlia. Tuttavia, in alcune persone che erano attorno a me percepivo animosità e risentimento. Comprendo bene la loro indignazione, ma la sera dell'udienza, tornando nel silenzio della mia casa, ho avuto modo di riflettere e immaginare il nostro mondo come un ecosistema dove ogni individuo ha la capacità e il libero arbitrio di iniettare nella società odio o amore. Non possiamo cambiare gli eventi che ci sono capitati, ma possiamo cambiare la nostra reazione a quegli eventi e decidere se contribuire ad aumentare l'odio oppure l'amore a discapito oppure a favore dell'ecosistema stesso (...). Ecco noi dovremmo in ogni momento della nostra vita cercare di produrre empatia, calore, apprezzamento, armonia e amore. Solo così riusciremo a diminuire l'entropia negativa del nostro ambiente.
L'appello
Oggi, vi invito a dare valore a ciò che conta davvero, a quei sentimenti che ci consentono di rimanere umani, capaci di aiutare invece di distruggere. La ricerca continua del potere, dello status, ha un costo troppo alto: ci consuma, ci ruba tempo, ci priva della pienezza della vita.
Essere qui significa abbracciare la volontà di cambiare. Significa che non possiamo più voltare le spalle a chi ha bisogno di noi. Dobbiamo essere noi, con le nostre azioni, a costruire un futuro dove la violenza non abbia più spazio.
A Lei, signor Cecchettin, va la mia gratitudine per queste parole, che sono anche l'implicita negazione della necessità della pena di morte.
"La più negletta oggi è la temperanza, cioè la virtù della misura. Il bene deve avere una misura, altrimenti si trasforma in male e le virtù finiscono per avvicinarsi ai vizi, come ammoniva Quintiliano. La posologia nelle medicine è tutto, se non vuoi che uccidano. Stare sempre addosso al figlio, pomparlo di lodi, non c'entra con l'amore"

Le parole del prof. Osvaldo Poli, psicologo e psicoterapeuta che viene chiamato in tutta Italia per le sue conferenze sui problemi educativi, dipingono realisticamente ciò che per troppi genitori è l'amore per i figli: «Stare sempre addosso al figlio, pomparlo di lodi, non è amore: è ansia travestita da premura»
A scuola ho potuto incontrare genitori degni di autentica e profonda stima, di generosa intelligenza, pronti a costruire ponti per migliorare l'azione didattica. Li ricordo, questi genitori, alcuni dei quali mi hanno dimostrato vicinanza in momenti difficili del mio percorso di essere umano (lutti, malattia); penso ai loro figli, ora miei ex-alunni, che stanno costruendo la loro vita, alcuni dei quali trovano persino il tempo per ricordarsi ogni tanto di me, con stima e affetto ricambiati.
Purtroppo ho conosciuto, come quasi tutti i colleghi, un'invadente minoranza di famiglie che chiedeva più giustificazioni di di quelle riservate agli assenti: giudicanti, proterve, e financo minaccianti Quei genitori sempre pronti a voler mettere in discussione le decisioni del docente dovrebbero capire che non fanno un buon servizio ai propri figli. Nell'immediato perché indispettiscono il docente, che quindi associa lo studente a quel fastidio; e allora se ne allontana, lo lascia andare come una barchetta gonfia magari di voti positivi ma pronta a inabissarsi al primo temporale.
Nel futuro perché accade al figlio proprio ciò descrive, con brillante intelligenza, il prof. Poli: è nella formazione del carattere che si stabilisce la relazione personale.