
Estate 2025

Immagino che le mie idee sull'esistenza e sulla politica si intuiscano abbastanza facilmente. E proprio per tale ragione credo che il libro di Casamassima, con una bella introduzione del giudice Guido Salvini, riporti dei passi di grande impatto e di splendida fattura narrativa per descrivere l'assurdità della violenza e dell'odio politico.
Ne ho preparati alcuni brani da leggere in classe.


A mio parere dei due è più convincente il volume curato da Nibali: il confronto tra studenti e intellettuali è ricco di idee e di spunti di discussione/riflessione, nella critica a più mani su ciò che nella scuola oggettivamente non va: la presenza ossessiva del registro elettronico; il carico di lavoro amministrativo per i docenti; l'indebolimento della lezione in aula, a discapito della didattica autentica; l'ingerenza delle famiglie nell'attività dei docenti e degli alunni; la volontà di ridurre la scuola a "produttore di lavoratori" e non a "formatore di cittadini".
Ma in entrambi resta assente, e non l'ho proprio trovata neppure di striscio, una constatazione autocritica degli studenti: se tanto vi dà fastidio essere valutati, perché passate il tempo a cercare di ingannare (io direi proprio truffare) il docente e i vostri stessi compagni (la solidarietà decantata è di facciata, parola di insegnante sul campo) copiando, spacciando come vostro il lavoro dell'AI e cercando di risparmiare ogni sforzo cognitivo per crescere intellettualmente?
Credo che si possa definire "un bel libro" nel senso che restituisce lo sfondo di un'epoca e di un'esperienza. Dati autobiografici e dati di invenzione si mescolano, via via con effetti sempre meno credibili e un po' di maniera. Il cambio di voce narrante all'interno del romanzo non è convincente, a mio parere. Convince invece la ricostruzione di un tempo e di un luogo che ancora fanno discutere, e che hanno sicuramente lasciato strascichi nella società di oggi.


Credo che sia uno delle testimonianze più coinvolgenti e commoventi di quanto ho letto sulle vicende dei migranti. Non c'è un grammo di retorica; lo stile è diretto senza essere sciatto, gli episodi sono vividi e asciugati da ogni dettaglio superfluo. L'autenticità narrativa, di tipo squisitamente orale, tiene avvinti fino all'ultimo. E ciò che se ne ricava non è solo uno sguardo sulla tragedia che si compie al di là e al di qua del Mediterraneo, ma proprio nell'anima di un ragazzo che potremmo essere benissimo noi.
Assolutamente da leggere: io l'ho letteralmente divorato in un paio di ore.

Anche quest'opera di Zweig si conferma all'altezza delle aspettative. Declinazione sotto forma di racconti (l'autore le chiama "miniature") del romanzo storico. Offrono l'interesse della Storia e la folgorazione del racconto alla Zweig, quello di Scacchi o di Amok, tanto per intenderci. Sicuramente un bel libro da leggere e da regalare.
Chi mi segue sa che sono spontaneamente scettica sulle opere vincitrici di premi letterari. Ho iniziato questo libro dopo aver letto un'intervista all'autrice sul Corriere della Sera, e ho terminato il libro in una serata. Che dire? Di quello che è accaduto, agghiacciante, come purtroppo altre esperienze terribili di fanciulli e di persone con cui ho avuto a che fare durante la mia vita. Quanto allo stile, invece, appare debole soprattutto nell'ultima parte, che appare come un veloce resoconto cronachistico di ciò che accade all'autrice-protagonista in campo sentimentale e lavorativo.
Nulla da dire su ciò che è accaduto a due bambini che hanno dovuto affrontare un male orrendo. Qualcosa da dire su ciò che questa autobiografia dovrebbe scansare, ovvero la pruderie del lettore che si interessa, più che alla vicenda, ai riflessi di quest'ultima sul personaggio famoso. Forse l'autrice ha voluto correre il rischio, a prescindere. E solo per questo va comunque apprezzata.


Il Dio che hai scelto per me di Martina Pucciarelli affronta con lucidità il tema dell'educazione religiosa imposta, priva di ascolto e spazio per il dubbio. Attraverso la storia di una giovane donna che cerca di liberarsi dal giogo di una fede trasmessa come obbligo e non come scelta, il libro denuncia il pericolo di una formazione che soffoca la coscienza invece di coltivarla.
Al centro del racconto emerge con forza un messaggio chiaro: solo attraverso l'apertura alla diversità e alla complessità culturale si può sviluppare il dono del discernimento, indispensabile non solo per una fede autentica e consapevole, ma anche per una vita vissuta con responsabilità e con gioia, nel solco dell'emancipazione spirituale e personale. Un romanzo che invita a riflettere sul confine tra educazione e indottrinamento.

Per carità, l'intento è nobile. Possiamo dire che potrebbe essere un romanzo storico declinato per bambini/ragazzini? Ha vinto pure il Campiello Junior... ma probabilmente sono troppo in là con gli anni per apprezzare simili romanzi.
Lettura estiva pensata per quei miei alunni che hanno bisogno di recuperare un po' di fiducia nella lettura e nell'uso delle parole, sia scritte che pronunciate. Il testo è molto semplice, perché il libro nasce per gli alunni delle medie; eppure, proprio per questo credo sia possibile chiedere lo sforzo di renderlo un po' più vicino alla propria vita, e a farne un gradino di riflessione sulla lingua italiana, nella sua storia (illustrata in brevi cenni nei primi capitoli) e nel suo uso quotidiano come elemento di offesa oppure di condivisione. Eh già, l'etimo di "comunicazione" non vi dice nulla?

