Estate 2023





Anche se non posso più tenere il ritmo di pochi anni fa, la letteratura e la lettura sono compagne fedeli delle mie vacane: ogni giorno il giornale e poi qualche ispirazione letteraria e non solo. Di seguito, come sempre, le mie letture in ordine rigorosamente retrogrado - dalla più recente alla meno recente - di questeo periodo estivo. 

Ci sono libri belli a prescindere e libri belli perché arrivano nel momento giusto. Poi ci sono i libri belli a prescindere che arrivano nel momento giusto, e questo saggio di Michela Murgia è uno di quelli.

Mi sono domandata che potrebbe succedere se Michela Murgia tornasse a fare catechismo nelle nostre parrocchie. Poi ho capito che la domanda è posta nel modo sbagliato, perché è sterile e avvizzito rimpiangere passato, ma occorre riproporre la forza della testimonianza nel presente e nel futuro. Peraltro di pensiero al futuro, per indicare la generosa eredità di Michela Murgia, ha parlato anche Chiara Valerio ai funerali della scrittrice. 

Non è un caso che la Murgia parta proprio dalla Prima lettera di San Pietro: Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi... Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all'ignoranza degli stolti, come uomini liberi, servendovi della libertà non come di un velo per coprire la malizia, ma come servi di Dio. 

E qui sta la queerness che tutto riconduce a significato: libertà, relazione, speranza, amore fecondo non fine a se stesso, peso politico, libertà, relazione, speranza.. in un concatenarsi mai lineare ma circolare che trova nella Trinità le braccia di Dio. 

Ovviamente da leggere a vari livelli, a seconda che si sia credenti o meno, ma sempre con un'acuta perspicacia condivisa senza alcuna riserva. Lo stile della scrittura è eccellente: chiara, mai pedante, priva di asperità sintattiche, mai banale. Uno stile medio che punta ad essere perspicuo e tornito. Certamente anche perché l'autrice "parte da se stessa", e tale elemento dona un'autentica onestà intellettuale che chiunque non potrà non apprezzare. 

Per quanto mi riguarda: grazie Michela. Dio te ne renda merito.. che enorme stupidaggine ho appena scritto. Dio te ne ha reso merito. 

Romanzo dai tratti palesemente autobiografici, ma garbato e non smaccato. I romanzi di Balzano sono sempre attenti nella descrizione dei sentimenti, convincenti nello scorrere delle vicende, piacevoli da leggere. Un bel libro anche se non un capolavoro. Splendida la copertina. 

Dopo aver scoperto che la Valsusa è una terra dove ogni cosa è possibile, persino innamorarsi di un Comune e del suo motto, la lettura di questo romanza è stata suggerita a me e mio marito dalle parole dell'autore stesso, che ci ha accolto in una bella cappella del 1300 che, per una serie di vicende più o meno ingarbugliate, portava ancora all'esterno le forme e le decorazioni dell'architettura romanica. 

Il romanzo è un giallo delizioso ambientato agli inizi del XVI secolo e dedicato alla figura del mitico Colombano Romean (mitico per ciò che ha fatto con le sue mani) e a una terra che l'autore ha saputo conoscere bene nella sua geografia e nei suoi caratteri. Unico neo: una prosa apparentemente piana ma nella profondità contorta, tanto che mio marito ha chiuso il libro dopo alcune pagine. Meglio, l'ha passato a me. 

Le fiabe sono archetipi che la tradizione popolare ci ha tramandato in forme più o meno simili (nella cultura occidentale come in quella orientale) con scopi educativi, morali, ludico- didattici. Nel segno della precedente suggestione editoriale, ho praticato fiabe che da tempo non leggevo più. Del resto nelle moderne antologie scolastiche delle superiori si fa altro.. che peccato. 

Da riscoprire, anche perché chi si è occupato di lettere sa bene che la fiaba raccontata ai bambini e che fa magari sorridere gli adulti è un pozzo delle meraviglie, una grotta, un iceberg, tutti da godere e tutti da scoprire. 

Quelli che vedete sono libretti che riuniscono quattro/cinque fiabe dell'autore. Purtroppo fuori commercio, e per ora oggetto da bancarelle dei mercatini. 

Due brevi ma intense raccolte di poesie, entrambe dedicate all'amore. Una di queste è funambolica nel lessico, come ce ne ha dato esempio l'autore nei due ultimi romanzi; l'altra è più legata alla tradizione, ed è  melodica nel tono e struggente nell'effetto. Un libretto agile ma impegnativo quanto si vuole. Perché mai trascurare la poesia, nella  vacanza delle lente passeggiate, del cielo di San Lorenzo, del vento nel bosco vicino a casa? Voglio dimostrare, con questa e le prossime letture, che la mia modest proposal, tesa ad un leggero nutrimento della mente e non dello stomaco, possa essere più praticabile di quanto si pensi. 

È un romanzo piacevole, destinato in primo luogo a un pubblico tra i 12 e i 16 anni (ciò che si definisce letteratura young adult), ma che ameranno anche tutti gli altri membri della famiglia, compresi i nonni. In Fuochi d'artificio Andrea Bouchard ci regala una bella vicenda d'amore e d'avventura innestata sulla testimonianza storica della Resistenza piemontese. Un romanzo gradevole e di facile lettura, costruito con sguardo non convenzionale sulla Resistenza, senza negare la drammaticità di quel periodo ma senza indulgere nella rigidità delle descrizioni manualistiche. L'episodio narrativo che dà il titolo al romanzo è una pennellata divertita e persino commovente. Un'opera senz'altro meritevole, simpatica e mai didattica, quasi sempre ben gestita a livello narrativo: scrivo "quasi" perché, a mio parere, nella parte centrale l'autore si perde in alcune pagine dove prevale una certa leziosità preadolescenziale. Ma è un peccato veniale, che svanisce di fronte a tutto il resto; tanto che proprio nei luoghi dove sto trascorrendo le mie vacanze stanno girando la serie TV che metterà sul piccolo schermo l'avventura dei quattro protagonisti. Del resto è anche un romanzo che, scommetto, farà amare la montagna.. Una lettura  consigliabile per i miei giovani alunni: per loro ho rubato alcune parole ad Arianna, studentessa quindicenne quando uscì il libro nel 2015 (basta cliccare per leggerle). 

Nella primavera di quest'anno mi sarebbe piaciuto andare a visitare la mostra FUTURISTI. Una generazione all'avanguardia, curata da Simona Bartolena ed esposta a Lecco, nel Palazzo delle Paure. Purtroppo la salute non mi ha permesso di provare l'esperienza dal vivo, ma la mia amica Elisabetta ha pensato bene di regalarmi il bel catalogo edito da Silvana Editrice. Non sempre i cataloghi sono il complemento necessario ad una mostra (per motivi intrinseci all'allestimento o per la scarsa attenzione dedicata ai testi e alla scelta delle immagini), ma in questo caso mi è stato davvero possibile compiere il viaggio che non ho fisicamente compiuto, e per tale motivo non posso che convenire come il lavoro sottostante a tutta la mostra sia stato eccellentemente ideato e realizzato, mettendo a disposizione opere di collezioni private o comunque poco conosciute, difficilmente usufruibili dal pubblico medio. 

Tuttavia la volontà della curatrice di proporre una visione meno tradizionale del Futurismo, seppure in modo non smaccato e cercando di contemperare le varie suggestioni del movimento, non è riuscita a convincermi. Diverse opere esposte oltrepassano la vulgata dei manuali scolastici ed esprimono anche risultati estetici degni di nota, che vanno al di là dei concetti sottesi alle dichiarazionimprogrammatiche. Ma, a mio parere, il Futurismo rimane un movimento dove hanno prevalso gli aspetti artisticamente più deboli, et pour cause: se si propugna un'arte che rifiuta il passato, il ricordo, la nostalgia (come volontà di ritorno ad perfezione primigenia, smarrita o immaginata poco importa) in nome di un progresso ingenuamente interpretato come 'andare avanti' e disprezzando molto di ciò che è 'emozione', che cosa rimane? Proclami, chiacchiere, ciarlatanerie. 

Basta leggere le numerose dichiarazioni di Marinetti, la prosa dei vari Manifesti, gli intenti programmatici di alcuni esponenti più in vista: dopo l'iniziale gusto della novità, anche divertito, ci imbattiamo in concetti fumosi, involuti nell'aggrovigliarsi dei lemmi, ridondanti nonostante lo sbandierato ripudio del superfluo. La presunta volontà di rinnovare l'orizzonte artistico in nome della velocità e della modernità diventa ristrettezza di stilemi, che ad un certo punto appaiono noiosamente ripetuti. Insomma, un po' di chincaglieria ingombrante e probabilmente troppa (auto)celebrazione. Il merito di questo catalogo è di saper presentare opere generalmente trascurate dai repertori comuni, a mio parere dimostrando, contrariamente all'intento originale, ciò che ha potuto essere innovazione e merito artistico senza per questo dover pagare pegno obbligatorio al Futurismo. 

Prevengo molte delle obiezioni di fronte alla copertina di questo volumetto: testi stucchevoli, nessun apparato critico, arida nostalgia di un tempo estinto, poetare ingenuo e senza consapevolezza per l’evoluzione letteraria, grafica infantileggiante, operazione meramente commerciale... obiezioni tutte da condividere, se non fosse che i testi qui raccolti riportano a un modo “fanciullo” di intendere la poesia, quello da cui si parte per apprezzare, oggi, i poeti più maturi. A ben vedere, poi, accanto ai Novaro, ad Arturo Graf, a Zietta Liu e a Lina Schwarz si trova anche Petraca, Foscolo, D’Annunzio, Pascoli come se piovesse, e testi di Ada Negri messi ingiustamente nel cassetto. Ingiustamente: per chi ne volesse capire la ragione, faccia un salto nella pagina Idee

Comune, se oggi la poesia è disdegnata dai più (per i ragazzi è proprio un pianeta straniero di un’altra galassia) forse lo si deve anche alla mancata consietudine con la poesia di tutti i giorni, quella dei poeti citati poc’anI: non si diventa estimatori di Raboni se non si viene svezzati con testi più adatti alle menti più giovani. E poi, a ben vedere, si trova anche  Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti, La Sera Fiesolana di D’Annunzio, la splendida, nella sua brevità, At home di Attilio Bertolucci, e alcuni dei sonetti più fruibili di Petrarca. Aggiungetevi una grafica accattivante, che sa di “Roselline” per la nostalgia dei grandi, e il gioco è fatto. Assolutamente consigliabile per un regalo. 

All'inizio mi sono chiesta se questa non fosse una mera operazione editoriale: lettura comprensibile per chi dovesse studiare tutti gli scritti dell'autore o per chi non volesse perdersi neppure uno dei suoi articoli, ma a noi, uomini del XXI secolo, di irriverente e di "rifiuto dei luoghi comuni" si vede dapprima ben poco. Eppure, man mano ci si inoltra lungo i vari contributi editi in diverse riviste, l'amara intelligenza delle idee di sottofondo emerge lentamente e si staglia con sorprendente attualità. Le misere avventure del cinese che lascia la Cina e vede nell'America la sua agognata patria di libertà e progresso sembra la cronaca del viaggio dei migranti lungo le rotte libiche. I ripetuti sarcasmi contro i bambini pestiferi che vanno al catechismo dopo la funzione domenicale e poi si smarriscono nelle tragedie della vita fa venire in mente chi di riempie la bocca di moralismi senza utilizzare il cervello, quest'ultimo assegnato in effetti da Dio come strumento di lavoro e non come stampino di pregiudizi. I vizi e i difetti della politica e del giornalismo come agone di individualismi e di cattiverie anziché servizio alla comunità sembra il ritratto delle vicende di questi giorni. Una volta contestualizzati certi passati e alcuni contenuti, l'opera merita e piacerà a chi ama pensare e deflettere dal mainstream. 

Consigliatomi da una persona alla quale ho chiesto un parere personale, all'inizio non l'avevo preso per niente bene: mi sembrava stucchevole e ripetitivo. Certo, molte  indicazioni erano più che condivisibili (il "rientra in te stesso" di agostiniana memoria), ma mi parevano affogate in un lago di "già sentito". Invece poi, ad una terza rilettura, ho compreso che in queste lettere non è solo il contenuto ad interessare, ma anche il modo e la forma in cui chi scrive si rivolge al ventenne che vuole fare il poeta e si ritrova ufficiale, infelice del luogo dove sta e della gente che lo circonda. Suggerisco  infatti l'edizione che vedete nella immagine, dove l'introduzione di Enzo Bianchi, ex priore della comunità di Bose, riporta a chiara dimensione pedagogica il valore di queste lettere:

[Nella] capacità di "far segno", di "indicare", sta l'attualità di questi scritti di Rilke. Nella crisi del rapporto tra generazioni che viviamo, è essenziale che vi sia chi trasmetta chiavi di lettura della realtà, metta a disposizione la sapienza accumulata e aiuti il giovane a uscire dagli "ammassi di esperienze semifrantumate" in cui rischia di smarrirsi illudendosi di trovarvi felicità e futuro.  

Rilke ci è riuscito. Proviamoci anche noi. 

©Paola Comelli, 2025. Tutti i diritti riservati. Le immagini sono state scattate dall'autrice.
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