
Letture dell'estate
2021

Come mi ero ripromessa qualche mese fa, ho cominciato sul finire dell'estate la lettura delle opere di Edith Bruck. Questa è una struggente lettera di ricordi dedicata al marito morto, una lettera in cui non c'è spazio per lo sconforto né tanto meno per una rassegnazione artificiosa: il dolore, legittimo e giusto, si fa spazio nella levità del ricordo e nel concretizzarsi della testimonianza, costruita non solo negli episodi del passato comune ma anche nella poesia condivisa.
Certo, chi non conosce l'autrice difficilmente potrà apprezzare questo libro, che consiglierei a chi già conosce la dimensione esistenziale e culturale dell'autrice.

Ho preso sbadatamente questo libro, sbirciando la data di edizione e pensando che fosse il racconto da cui è tratto l’omonimo film di Ferzan Ozpetek. Lo pensavo erroneamente. Mi sono ritrovata tra le pagine un racconto autobiografico, anche interessante, ma guastato dall’interpolazione di una vicenda inverosimile e ridondante. Della serie: se fosse stato uno sconosciuto gli editor lo avrebbero cestinato arrivati a metà.

A me piace la montagna, e un libro come questo della montagna dà tutto lo spirito, il sentimento, i colori, le trasfigurazioni. Naturalmente ogni autore tende a sviluppare intemi del sillabario secondo la propria sensibilità ed esperienza: lunghi i racconti di Corona, più diffusi e talvolta a mo’ di epigramma i contributi di Righetto. Le due mani, stilisticamente molto diverse, passano da un tema all'altro senza mai stancare.
Da leggere tenendolo sul comodino, e da rileggere più volte.

Un romanzo breve dallo sfondo psicologico raggrumato intorno a un interrogativo complesso sullo sfondo: se un condannato abbia la possibilità di una vita dopo la pena, se la giustizia sia giusta, se i genitori di un ragazzo ucciso abbiano il diritto di continuare a vivere o non siano stati uccisi loro stessi. Una vicenda che certamente un narratore russo del XIX secolo avrebbe sviluppato almeno per il triplo delle pagine, ma che nell'epoca nostra deve affrontare una maggiore velocità narrativa. Ne risente in profondità, ma la lettura è facile e scorrevole.

Letture dell'Italia umbertina ancora oggi godibilissime. Non fatevi ingannare dal nome dell'autore, che sapeva come cercare il consenso del lettore con artifici che vanno ben al di là della retorica e del pietismo, e mostrano come la sapienza narrativa sa ben andare a braccetto con l'ironia. Certo, bisogna fare dei distinguo, tanto è vero che il racconto lungo Amore e ginnastica oggi esce in edizione come romanzo breve, per non appesantirlo con prove minori, dove si sfilaccia la retorica e il pietismo cui facevo riferimento. Ma resta un dubbio: c'è più naturalismo nel Verga di Novelle dei campi o nel De Amicis di La maestrina degli operai?

Lo ammetto, questo è un titolo che non avrebbe mai sfiorato le mie scelte di lettura se non ci fosse stato lo zampino di un mio ex alunno (neodottore in Economia Aziendale). Per me è stata una lettura non semplice, a tratti sorvolata quando si fa troppo tecnica (le note e le formule tanto per intenderci), ma che mi ha permesso di accedere a concetti che, dopotutto, non sono di difficile comprensione: i fattori culturali e psicologici che hanno determinato l'esplodere delle dot.com, il meccanismo di retroazione (che spiega bene anche l'adesione ai regimi totalitari!), i meccanismi di apprendimento errato.. Ciò che mi è sempre sembrato lapalissiano, ovvero che la Borsa spesso non è fondata su fattori congruenti, qui è spiegato con ragionevolezza. Quindi un libro che non si può consigliare proprio a tutti, ma che straccia un po' del rituale solenne della Borsa per confidarne i meccanismi sottostanti, molto meno algidi e seriosi (ma non per questo meno seri) di quanto un investitore ingenuo possa credere.

Ho ripreso in mano questa edizione per motivi di studio, e l'ho ritrovata gentilmente avvincente come quando la lessi molti anni fa.. pensate che oggi non è nemmeno più disponibile nella traduzione italiana. Eppure l'importanza alle piccole cose che rendono felici la nostra vita quotidiana è piacevole e condivisibile, e fa di questo libretto un'opera da assaporare sempre, con buoni risultati. Certo, nelle pagine di Delerm si nota la grande assenza di tutta la Rete, che si sviluppò a partire proprio da quegli anni (la prima edizione è del 1998) e che oggi pervade le nostre vite. Il primo sorso di birra, in effetti, è oggi spesso associato alla lettura delle notifiche su WhatsApp..

Poiché ho assegnato il libro di Balzano come lettura estiva ai miei ragazzi del liceo, ho ripreso in mano il romanzo e l'ho letto nuovamente, con l'occhio di chi conosce la vicenda ma ritrova-scopre-riscopre episodi e passi degni di nota. Come capita spesso, la rilettura di un'opera, soprattutto se a distanza di molti anni, può lasciare stupiti per tutto ciò che ritroviamo ex novo tra le sue pagine - o anche NON ritroviamo.
In questo caso gli anni trascorsi sono appena tre, e la memoria è ancora fresca. Nessuna sorpresa, semmai una nuova sensazione che si associa a quelle registrate nella prima lettura: tanti sono i motivi intrecciati nel romanzo, e la forza dell'invenzione narrativa di Balzano sta nel volerli tenere tutti insieme, lasciando che ogni lettore scelga quello che preferisce privilegiare.

È vero: come dice mio marito, nei libri di Steinbeck l’azione si risolve facendo sempre morire qualcuno. Al di là delle battute, un romanzo come questo contiene in sé più romanzi, e si avvicina proprio a quelle serie televisive a cui ho fatto riferimento nel libro precedente. Forza narrativa di massimo grado, pari all’acume di certe pagine che vorresti incidere sulla parete davanti a te. Quando smetti di leggerlo ti senti più grande, stupito dal tempo passato nell'affrontare le quasi 800 pagine, riemerso da queste ultime con tutto il sapore della narrazione addosso, ammirato per alcune delle osservazioni che l'autore appoggia in alcun brevissimi capitoli di pausa e riflessione, a richiamare il lettore e a fargli cenni complici in mezzo al filo dell'intreccio. E ti chiedi: ma come avrà fatto Steinbeck a interiorizzare tutto, e poi a mettere tutto sulla pagina, senza lasciarsi rubare nulla?
Un capolavoro.

Non avevo ancora letto i racconti di Gogol’, e ho approfittato delle vacanze per immergermi nelle strade della Pietroburgo descritta dallo scrittore russo. Se amate sfarzi e ambienti vellutati il libro non fa per voi, e neppure se volete una storia di quelle che oggi spopolano nei serial, costruiti su trame narrative complesse e percorribili sempre e da chiunque a qualunque latitudine. Qui le storie si impongono con la forza allucinata della fantasia, delle descrizioni tutte vissute dentro la mente e il cuore dell’autore.
