
ESTATE 2020

La rilettura del romanzo nella traduzione recente di Flavio Santi ha colpito nel segno. Lo stile, il tono, il colore della storia hanno acquistato vigore, si sono fatti più vividi: ogni pagina del romanzo, l’invenzione attenta e profonda di Hawthorne, la tessitura dei dettagli, ne hanno beneficiato. La vicenda è nota, l’esito per nulla scontato. Leggere il perturbato senso di sgomento dell’autore nel ritrarre l’ignoranza e l’ottusità di una comunità, a fronte del coraggio di una donna che non sfida le convenienze, ma le vive senza diventarne mai schiava e continuando a pensare con la propria testa e la propria dignità, costituisce, ancora oggi, uno degli effetti più belli di questo capolavoro.

Un colpo al cuore, una carezza all'anima. Una discesa in canoa su un ruscello di montagna, un bagno nel mare a mezzanotte, un pomeriggio di solitudine, un’inquietudine generosa e proficua. Un volo in picchiata, un'escursione con gli amici, un abbraccio lungo e sincero, un pianto liberatorio, una risata allegra, un pranzo in famiglia, una proposta entusiasta, un temporale improvviso, una discesa repentina, una sinfonia romantica....
Tutto questo è il libro di Émile Carles, non una semplice autobiografia, perché la vita di questa donna non è stata per nulla semplice, e non è solo il ricordo di una vita, di un'epoca più o meno vicina a noi, della storia che si fa Storia... questo libro è uno dei doni più belli che un essere umano potesse fare ai suoi simili. Perché c'è tutto il resto: la testimonianza, la passione, l'impegno, il fiato caldo dell'amore, il respiro spezzato del dolore.
L'edizione italiana, uscita nel 1980, non è stata più ristampata. Ma la forza di questa donna, il suo spirito che trasuda dalle pagine di questi libro, è inarrestabile. Non potrete fermarvi una volta incominciato a leggere, basta che sappiate un po'di francese, oppure potete andarvi a prendere l'edizione in inglese.
Una vita di coraggio, recita il sottotitolo. A sottolineare che il coraggio è il figlio dell'amore, e tutto, ogni pagina, ogni episodio, anche quelli terribili e pieni di una sofferenza che ci pare insopportabile e inenarrabile (non vi anticipo nulla, ma davvero, vi trovate di fronte a fatti terribili!) sono in realtà un gesto di amore: per la vita, per la libertà, per l'Uomo.

Piacciono queste fiabe ai bambini? A mio parere non troppo. Sono smaccatamente didattiche, e si accompagnano all’esplicita polemica contro i genitori che non sanno trasmettere ai figli i giusti valori della vita, bensì l’attenzione per cose sciocche e prive di importanza.
E agli adulti, piacciono agli adulti queste favole? A mio parere non troppo, vedi sopra.
Ma i numeri parlano chiaro: il titolo ha venduto e vende, ed è un senza dubbio testo costruito con idee sagge ed ispirate. Ma non è un libro bello.
Io credo, infatti, che Corona qui abbia pensato troppo a sè e ai suoi affetti, speciali e spirituali, e così facendo abbia un po’ traditio la missione autentica di ogni scrittore: quello di scrivere per un pubblico, e non solo per sè. Ci sta, perchè è Corona. Il lettore se ne faccia una ragione.

È certo un libro non da tutti i giorni e non, perdonatemi, non per tutti. Occorre disporre di un terreno già preparato al saggio argomentativo e di un poco di storicismo marxista, mentre servono maggiori nozioni sull'Italia degli anni Sessanta e Settanta. Ma lo sguardo di Pasolini nel ricostruire e nel porre la critica di una malsana "mutazione antropologica italiana" è chiaro e privo di surplus retorico: una scrittura lucida perché lucido è lo sguardo, lo stile conseguente al pensiero coerente e sempre ragionevole (nel senso etimologico della parola, quindi privo di ogni benché minimo fanatismo ideologico). Dal punto di vista didattico Pasolini è un ottimo maestro in questi testi: aver compreso la complessa mutazione della società italiana, del proletariato e specialmente del sottoproletariato in chiave di un scimmiottamento nostalgico della borghesia, lo scivolamento delle giovani generazioni nell'infelicità, la perdita del rigore morale non solo comune ma anche religioso... sono temi così ben evidenti che portarono Paolini allo scontro e all'incomprensione. Peccato, perché a leggere alcuni passi sembra di essere oggi, nel 2020. Il destino dei profeti è quello di non essere capiti, e anche di essere perseguitati perché scomodi al senso comune. La critica al consumismo non è generica, è sulle cause e gli effetti del consumismo nella società italiana. Il sottolineato divario del nostro Paese in termine di strutture e welfare cadeva nel vuoto in anni in cui il boom aveva creato benessere e l'Italia si avviava ad affermarsi come una potenza industriale, nonostante la crisi del 1973. Quel divario oggi è evidente sotto gli occhi di tutti, non l'ha creato il coronavirus, quest'ultimo lo ha solo evidenziato. La "responsabilità della condizione, come si usa dire, paurosa delle scuole, degli ospedali e degli ogni altra opera pubblica primaria" è tutta italiana, e accentua il disagio sociale che "a New York, a Parigi, a Londra" è ugualmente presente, figlio delle due rivoluzioni industriali, ma dove "ospedali, scuole, case di riposo, manicomi, musei, cinema d'essai, funzionano perfettamente". A cui si aggiunge, citatissimo anche da molti altri commentatori, lo sguardo onesto e sapiente sui mali della politica italiana: riformare il Palazzo non è possibile perché è il popolo che è mutato in peggio, i politici hanno innestato la mutazione in peggio, ma la società ne è affetta e non vuole rendersene conto.

E’ possibile essere degli scrittori geniali e buttar via il proprio talento? Questo volume ne è un esempio perspicuo: il capolavoro di A sangue freddo si è del tutto scolorito, non conservando neppure una pallida eco di quella scrittura e di quella capacità introspettiva. Pettegolezzi, sputtanate, derisioni: questo è “Preghiere esaudite”, corrotto altresì dall’incapacità di sollevare una scrittura greve e priva di ogni piacevolezza estetica. Se la letteratura deve essere, in ogni caso, eccesso, trasgressione, luce artificiosa e dissimulazione, che cosa rende necessario leggere un’opera come questa? Nient’altro che l’ego dell’autore o la pruderie del lettore. Un esempio evidente di che cosa possa essere la letteratura disonesta: un fiasco per chi scrive e la disaffezione per chi legge.
Peccato che Capote non riuscì a capirlo da solo, e che non ebbe vicino a sé nessuno in grado di accompagnarlo verso la consapevolezza. Lo scandalo per lo scandalo, il racconto del degrado senza chiamare a un sentimento diverso (morale o immorale, questo non sta a noi stabilirlo) nocque tanto a Capote che si vide derubricato a povero scimmiottamento di sé stesso. Andò come sappiamo, e chi non lo sa vada a vedersi una qualsiasi voce enciclopedica; dove non ritroverà lo smarrimento che deve aver colto l’autore stesso, incapace ormai di distinguere tra la letteratura del reale e la realtà della letteratura.

Un bel libro, non c'è che dire. Le voci sono quelle degli alberi, o degli uomini che si rispecchiano negli alberi.. o forse sono questi ultimi che rappresentano lo spirito degli uomini? Quel che conta è che lo stile di Corona è sempre mediato dalla volontà di essere vicino a chi legge, e ricorda il modo di raccontare a voce alta di una volta. Tanta passione e onestà intellettuale senza nessun infingimento.
E' la letteratura onesta, quella di cui diede un'ottima definizione Saba nel 1911 (Ai poeti resta da fare la poesia onesta). Il ogni lettore se ne accorge bene quando si accinge a girare pagina... ma questa osservazione serve giusto per fare il confronto con la lettura precedente...
Va bene, dedichiamoci alla graphic novel: è estate, è il momento migliore per provare qualcosa di nuovo, è una cosa giovane (anche se mio marito si dedica ad alcuni fumetti da un bel po') e poi sono proprio incuriosita da questa autrice inglese di cui parlano benissimo tutte le recensioni, sia popolari che di alto livello, elogiando la bellezza del tratto e la delicatezza dei contenuti
Risultato: vogliamo scherzare, vero? Per scrivere i dialoghi sono state impiegate non più di cento parole, ripetute svariate volte lungo tutto il libro (e forse esagero per eccesso). Chiudendo il volume (costato la bellezza di 17 euro per una lettura durata poco più di mezz'ora, e sono pure andata piano) mi sono messa le mani dei capelli: questa sarebbe una forma di cultura giovanile? Ogni cosa è dannatamente semplificata come il bigliettino nascosto dall'alunno fedifrago che vuole sostenere la verifica senza aver studiato. Banalità riempiono le pagine e stucchevolmente si rincorrono, senza un guizzo che sia uno. Almeno descrive i sentimenti dei due ragazzi, li racconta, ce ne fa partecipi? A mio parere, vuoto totale.
Fate come volete. Ma non chiamatela cultura: Liala aveva molta più capacità di far crescere (colere, cultura!) la mente e cuore del lettore.


E' difficile parlare di arte senza avere a disposizione le immagini ma rappresentandole con le parole? Certamente l'intento dell'autrice non è fare la critica d'arte, ma rappresentare la vita di sei donne attraverso la loro scelta, disobbediente delle convenzioni e spesso scandalosa per le circostanze. Anche laddove si diventa ritrattiste della regina Maria Antonietta e di tutta la nobiltà dell'Ancien Régime, si è comunque un passo a lato da ciò che si aspetta da una donna: tranquillità, subordinazione, conformismo. La Rasy invece scruta le tele e vede inquietudini, ribellioni, dichiarazioni di indipendenza. Un libro un po' alterno, dove alcuni ritratti sembrano pretesti per parlare invece di tutto il côté: a mio parere il meno riuscito è il capitolo su Berthe Morisot, dove troppi sono i riferimenti ai pittori impressionisti per non perdersi in una girandola di vicende che descrivono l'epoca ma scolorano la protagonista. Tuttavia è comunque un libro che vale la pena leggere, certo non in giovane età: troppi i riferimenti da cogliere, troppo preziosi per lasciarli andare senza poterne ricostruire la memoria.
Il prof. Cardini può non avere l'affabilità di altri divulgatori televisivi, ma nel leggere i suoi testi si rimane sempre colpiti per l'accuratezza delle fonti e l'ordinata costruzione del testo scritto, che vuole sollevarsi dalla discorsività mantenendo tuttavia un'ampia facilità di lettura.
Forse il testo è troppo breve rispetto a quanto si sarebbe potuto scrivere viste le fonti citate e la complessità della materia. Credo che l'opera dia il meglio di sè nella seconda parte, quando Cardini analizza ciò che Carlo Magno ha rappresentato come guerriero, come diplomatico, come difensore del Cattolicesimo, come promotore della cultura alto-medievale.
Ed è proprio nella seconda parte che l'autore evidenzia la grandezza di questa figura d'uomo e imperatore, che la Chiesa francese venera ancora come santo il 28 gennaio e che rappresenta un paradigma per l'ideale di un'Europa unita, dall'identità antica, solidissima e giunta fino a noi.

